ERIKA SILGONER  | ASSOCIATE ARTIST 

Centro Nazionale di Produzione della Danza

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Nel 2015 Erika Silgoner fonda Esklan Art’s Factory.

Nata a Catania, dove inizia gli studi di balletto classico, all’età di 14 anni si trasferisce a Parigi grazie ad una borsa di studio. Negli anni, parallelamente all’esperienza come danzatrice classica e contemporanea, unisce una personale ricerca nella cultura Hip Hop. Erika è docente e coreografa in workshop per differenti festival ed accademie internazionali. Nel 2017 vince l’“Internationales Solo Tanz Theater Festival” di Stoccarda come miglior coreografa. Erika collabora nella prosa con Fortebraccio Teatro, curando le coreografie per “Metamorfosi”. Esklan è attualmente presente in numerosi teatri italiani ed europei, ad ottobre 2019 al Prisma Festival Città di Panama, in residenza artistica SIT-MASDANZA. Coreografa della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi 2022.

"Non sono sicura di riuscire a definire cosa l’arte sia per me,
l’arte è come l’amore, è qualcosa di essenziale per poter vivere appieno,
ma di cui non appena cerchi di parlare ne sminuisci il senso, ne svilisci la magia. 

L’arte è l’unico mezzo che riesca a portare l’uomo ad un livello più alto. 

L’arte è quanto di più sublime esista.”

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CINDERELLA RELOADED

COREOGRAFIA E REGIA | ERIKA SILGONER


PRODUZIONE DANCEHAUSpiu / june 2022

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Immaginiamo una bellissima adolescente orfana piena di grazia e purezza, immaginiamo due sorellastre malefiche ed una matrigna severa ed ingiusta, un castello dorato ed un principe che la salva e le regala un romantico lieto fine... ecco, nulla di tutto ciò. Il nostro protagonista è Cinderella per tanti motivi, nonostante la favola sia ben lontana da quest’uomo, egli ambisce disperatamente e goffamente comunque al “vissero felici e contenti”.

“Cinderella” è un dipinto amaro ed ironico, crudo e struggente che porta lo spettatore dentro una riflessione profonda.

Imagine a beautiful orphan teen-ager full of grace and purity, Imagine two malefic sisters and a severe and unfair stepmother, a gold castle and a prince that might saves her and gives her a romantic happy ending... well, nothing of all this Our protagonist is Cinderella for so many reasons, despite the fable is very distant from him, but he aspires hopelessly and clumsily however to the "they lived happily ever after."

“Cinderella" is a bitter and ironic, raw and yearning painting that brings the spectator inside a deep reflection.

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GOLEM - AMORE SINTETICO

DI ERIKA SILGONER

con GLORIA FERRARI e GIOVANNI LEONE
UNA PRODUZIONE
DANCEHAUSPIU’

durata 24''

Un essere sintetico, un feticcio, creato dall’ uomo per sfamare quei  bisogni alti e bassi che lo divorano.

Un amore grottesco, che è lontano dall’amore stesso a cui anela.

L’innocenza di una neonata creatura che di lui ha bisogno, che cerca di soddisfare oltre i propri limiti… perché cosi deve.

A synthetic being, a fetish, created by man to feed those high and low needs that devour him.

A grotesque, inexact love that is far from the very love it yearns for.

The innocence of a newborn creature who needs him, who tries to satisfy beyond its own limits ...

because it must.

GOLEM MASSA GREZZA

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COREOGRAFIA E REGIA | ERIKA SILGONER
UNA PRODUZIONE ESKLAN ART’S FACTORY 

con il sostegno di DANCEHAUSPIU’

QUARTETTO  60"

“Gōlem, dall’ebraico embrione, massa grezza.
Materia a cui ancora non è stata infusa un’anima.”

La parola “Gōlem” appare all’interno delle Sacre Scritture e significa “forma leggera”, materiale “crudo”. È l’essere umano non finito di fronte agli occhi di Dio, è Adamo. Nell’ebraico moderno prende invece il significato di “muto” o “indifeso”. Esiste una leggenda ebraica che narra di un gigante plasmato in creta, privo di verbo ed anima, ma incredibilmente forte e resistente, creato al fine di servire e proteggere il suo creatore ed il popolo di Israele.

La coreografa Erika Silgoner affascinata da questa figura antropomorfa, rivisita il mito del “Gōlem” per indagare i limiti esistenziali dell’uomo contemporaneo e le complesse leggi che regolano la vita.

“Gōlem, from the Hebrew embryo, raw mass.

Material to which a soul has not yet been infused.”

The word "golem" appears within the Holy Scriptures and means light form, a raw material. It is the human being who is not finished in front of the eyes of God, he is Adam. In mo- dern Hebrew it takes instead the meaning of mute or defenceless. There is a Jewish legend that tells of a giant molded into clay, devoid of verb and soul, but incredibly strong and resistant, created in order to serve and protect its creator and the people of Israel.

The choreographer Erika Silgoner, fascinated by this anthropomorphic figure, revisits the myth of the "Golem" to investigate the existential limits of contemporary man and the com- plex laws that govern life.

D'ISTANTI

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COREOGRAFIA E REGIA | ERIKA SILGONER 
PRODUZIONE ESKLAN ART’S FACTORY 

con il sostegno di DANCEHAUSPIU’ durata 20"

Incontri rubati di un’appartenenza non codificata. Affinità elettive che vivono di incastri perfetti così come di frizioni inconciliabili. D’istanti è un dialogo a due fatto di corpo e silenzio, di attimi rubati da custodire in eterno. È la consapevolezza nel concedersi, la solidità nell’accogliere.

Una donna annega nella sua emotività…
un uomo tenta di salvarla
per poi esserne totalmente invaso

Seppur in pochi dolorosi e sconcertanti momenti di contatto, passano istanti toccandosi immersi nell’ unico suono di una pioggia incessante
L’acqua come emblema naturale della conduttività dell’energia
Si passano la scossa

Infinite volte

Per ritrovarsi

nuovamente

d'istanti

 

Stolen encounters of uncoded belonging. Elective affinities that live of perfect fits as well as irreconcilable frictions. D'istanti is a two-way dialogue made of body and silence, of stolen moments to be treasured in eternity. It is awareness in granting oneself, solidity in welcoming.

A woman drowns in her emotionality....
a man tries to save her
Only to be totally invaded by it

Though in a few painful and disconcerting moments of contact, they spend moments touching each other immersed in the 'only sound of an incessant rain
Water as a natural emblem of the conductivity of energy
They pass each other the shock

4 JOHN

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COREOGRAFIA E REGIA | ERIKA SILGONER

MUSICA | JOHN CAGE
PRODUZIONE ESKLAN ART’S FACTORY 

con il sostegno di DANCEHAUSPIU’durata 60"/70" 

“4 JOHN” nasce come studio sul suono e sulle reazioni che da esso derivano.
L’uso dell’istintività legata al movimento è di basilare importanza nella costruzione di questa piece. Il danzatore percorre dei binari già tracciati, ma le varianti, in mano al pubblico alle sue reazioni volontarie ed involontarie, rendono lo spettacolo sempre onesto e mai realmente replicabile.

Partendo dal “rumore”, dalle influenze e dal disturbo che da esso derivano, gli artisti in scena si trovano a “discutere” col pubblico iniziando a spaziare attraverso varie tematiche, che vengono accarezzate con ironia e leggerezza, finendo con un’amara riflessione circa la cultura e quanto essa possa essere influenzata dal “rumore” dei tempi.

“4 JOHN” è uno spettacolo divertito ed ironico, è una provocazione leggera inserita in una riflessione profonda.

This was meant to be a tribute to the brilliant American composer of the ‘900 John Cage. It is a study of sound and silence and the sound reactions and its dynamics. A crucial element in this work is the interaction between artist and audience. This interaction is essential to such an extent as to affect implementation and duration of the performance.

“The sound describes dynamics, it moves through the limbs of the dancer drawing a contemporary portrait of the moment you’re living.
When the audience prescind from the concept and starts to absorb it in a natural way, the movement becomes culture and the dancer becomes the connection between art and audience.”

Esklan confirm, with this work, to own a charming and original personality leading the viewer to the total involvement, leaving him satisfied but never satiated.

? I MA (SOLO)

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COREOGRAFIA E REGIA | ERIKA SILGONER

con GLORIA FERRARI
PRODUZIONE ESKLAN ART’S FACTORY

con il sostegno di DANCEHAUSPIU’ durata 15"

Ima è un'affermazione che diventa domanda, una convinzione insinuata da dubbi.

La piecé ha inizio con una solida e radicale affermazione di se stessi...
l'artista in scena sfida il pubblico, lo provoca, ne cerca le reazioni e ne indaga le fragilità, ma nella provocazione la protagonista trova le proprie incertezze, e la sostanzialità palesata inizialmente diventa dubbio. Il dubbio porta con se una dimensione emotiva di fragilità insospettata ed insospettabile, ed in questa nuova condizione la protagonista si perde... perde la sua forma iniziale per lentamente ritrovarsi in una più umana mobilità,
che ne rinvigorisce i sensi, donandole un nuovo compassionevole legame con lo spettato- re. Ima è un'indagine che appartiene a tutti, è la distruzione della formale sicurezza e l'accettazione di una mobilità che rende incerti, mutanti, ma abili alla metamorfosi, alla elevazione di se stessi.

Ima è riconoscersi, nudi, impreparati, vivi.

Ima is a statement that becomes a question, and a conviction that insinuates doubt.

The soloist begins by laying down a gauntlet and challenges the audience to a silence game leading to a paced and electric dynamic. The atmosphere turns when Hamlet's doubts invade the mind of the dancer:
Who am I? What am I? Where am I?

From this moment the artist doesn't know anything anymore.
The performance is the mirror of a reality that disorients the essence of being human.

ODE ALL'UOMO FRAGILE

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COREOGRAFIA E REGIA | ERIKA SILGONER

MUSICA | AUTORI VARI
PRODUZIONE ESKLAN ART’S FACTORY 

con il sostegno di DANCEHAUSPIU’durata 65" 

Lo spettacolo è un'indagine sull'incapacità ormai dilagante di ascoltare l’altrui pensiero, sull'inabilità di gioire di successi che non siano i propri o di ammettere l'altrui valore per la paura di uscirne con il proprio ego in frantumi.
 

Conduttore delle dinamiche è il mediocre per eccellenza, colui che si cela dietro un'apparente sicurezza. In scena provoca, giudica, mortifica e, senza scrupolo, ferisce gli altri protagonisti da lui etichettati come inutili e mediocri, diventando così portavoce di un'attitudine disarmante e distruttiva.

Egli rappresenta quella tipologia d'uomo in continua ricerca di conferme, avido di lusinghe e mai disposto ad elargirne.

Questo non volersi mettere in discussione, questa ingenerosità di fondo, mette in luce una società ormai spaventata dal confronto, insicura rispetto al proprio valore, abituata ad aver paura.

Mollemente adagiati su una vita che critichiamo e che vorremmo cambiare, ci accontentiamo, perché una rivoluzione ci metterebbe davanti al vero essere insignificante, l’unica persona della quale abbiamo realmente paura: NOI STESSI.

An investigation on the incapability to listen to other people's thought and to rejoyce of others successes... Incapability to admit other people's value for the fear to go out with our own ego.

Conductor of the dynamics of the show is the mediocrity man, who conceals behind an apparent safety. In scene he provokes, he judges, he mortifies and, without scruple, he hurts the other protagonists labeled from him as useless and mediocre, becoming spoke- sman of a disarming and destructive attitude, largely diffused in the society now.

He represents that typology of man in continuous search of confirmations, avid of flatteries and ever prepared to lavish of it.