MICHELA PRIULI | -ASSOCIATE ARTISTS

Centro Nazionale di Produzione della Danza

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Michela Priuli si diploma presso la DanceHaus/Accademia Susanna Beltrami e successivamente approfondisce i suoi studi con artisti internazionali quali: Hofesh Schecther, Ohad Naharin, Jos Baker, Johannes Wieland, Marina Mascarell e molti altri. Danza per Sita Ostheimer in “Creature of the wild” (2017), Marigia Maggipinto in “Die liebe kommt die liebe geht” (2018) e Kristina Alleyne in “Single out” (2019). Dal 2016 lavora nella Compagnia Susanna Beltrami, nel 2017 fonda il gruppo DUEDITRE con cui vince residenze presso Sosta Palmizi (2018) e Art Printing House in Lituania (2019). Nel 2019 è coreografa del progetto “Fundamentals” per la Dancehaus Junior Company e dal 2020 lavora con Annalì Rainoldi. Nel 2021 diventa un’artista sostenuta dal centro di produzione Dancehauspiù. Nel luglio 2021 crea “MAYA” per il II anno della Oliva Contemporary Dance Project.
 

Michela Priuli graduated from the Dancehaus / Susanna Beltrami Academy, deepenes her studies with international artists such as: Hofesh Schecther, Ohad Naharin, Jos Baker, Johannes Wieland, Marina Mascarell and many others. Dance for Sita Ostheimer in “Creature of the wild” (2017), Marigia Maggipinto in “Die liebe kommt die liebe geht” (2018) and Kristina Alleyne in “Single out” (2019). Since 2016 she has been working in the Susanna Beltrami Company, in 2017 she founded the DUEDITRE group with which she won residencies at Sosta Palmizi (2018) and Art Printing House in Lithuania (2019). In 2019 she is the choreographer of the “Fundamentals” project for the Dancehaus Junior Company and since 2020 she has been working with Annalì Rainoldi. In 2021 she becomes an artist supported by the Dancehauspiù Production Center. In July 2021 she created “MAYA” for the second year of the Oliva Contemporary Dance Project.

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ROOTS

COREOGRAFIA E REGIA | MICHELA PRIULI

con | DANCEHAUS COMPANY JUNIOR
UNA PRODUZIONE DANCEHAUSpiù /2022 durata 12"

“Se ci si fermasse ad ascoltare il lavoro delle radici, chi riuscirebbe a dormire?”
In tutte le declinazioni possibili della parola Roots, radici, si evoca un’azione che connette intimamente due o più elementi e si richiamano molteplici significati: dal radicamento in un luogo, al rapporto tra il dentro e il fuori, dalla conoscenza delle proprie origini o di quelle di una parola, al nutrimento e la connessione con la Madre Terra.
La performance indaga proprio la dinamica insita in questa parola e trova origine dall’esigenza di andare a fondo in alcune leggi che governano il corpo per conoscerne le fonti, dal desiderio di interrogarsi sui concetti di intimità e relazione, e dalla decisione di smettere di fuggire dalle proprie radici. Attraverso il rapporto tra i due protagonisti ed archetipi della vicenda, i due corpi si fondono quasi fino a crearne uno solo e attraverso un ascolto sottile e profondo si sorreggono a vicenda per crescere. Si affideranno l'uno nelle braccia dell'altro, ricercheranno un radicamento fermo ma flessibile ed eseguiranno la "danza" più spaventosa al mondo: l'atto di amare.

"If one were to stop and listen to the work of roots, who could sleep?"
In all possible declinations of the word Roots, it evokes an action that intimately connects two or more elements and invokes multiple meanings: from rootedness in a place, to the relationship between the inside and the outside, from knowing one's own origins or those of a word, to nourishment and connection with Mother Earth.
The performance investigates precisely the dynamics inherent in this word and originates from the need to go deep into some of the laws that govern the body in order to know its sources, the desire to question the concepts of intimacy and relationship, and the decision to stop running away from one's roots. Through the relationship between the two protagonists and archetypes of the story, the two bodies merge almost to the point of creating one, and through subtle and deep listening they support each other to grow. They will rely on each other's arms, seek a firm but flexible rootedness and perform the most frightening "dance" in the world: the act of loving.

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1° MOVIMENTO

COREOGRAFIA E REGIA | MICHELA PRIULI

con | DANCEHAUS COMPANY JUNIOR
UNA PRODUZIONE DANCEHAUSpiù  durata 26"

“C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno” [Luigi Pirandello]


Questo progetto è una riflessione sull’uomo e sulla famiglia nata durante il periodo di isolamento dovuto all'emergenza COVID-19. Gli anni di pandemia hanno messo in discussione la figura stessa dell’uomo che si è trovato da solo nella sua vera casa, il corpo: luogo perfetto in cui accogliere e somatizzare le diverse sfaccettature della nostra psiche, sede del nostro patrimonio culturale, gabbia sociale e dimora dell’ambivalenza dei suoi possibili significati.


“1° movimento” è la personale ricerca di rappresentazione di alcune di queste ambivalenze, una lente sulle relazioni che possono esplodere se inserite in una dimensione di cattività, un percorso interiore divenuto fisico, in cui tre personaggi, si fanno portatori e diventano archetipi di un’umanità, e nello specifico di una famiglia, dalla molteplice natura ricca di sfumature, dettagli, luci ed ombre. Insieme ripercorreranno vecchie memorie di un impolverato album fotografico, riportando alla luce fatti ormai passati di cui indossano solamente inutili rancori, rimorsi giovanili e consolidati pregiudizi fino a quando…

"There is a mask for family, one for society, one for work. And when you stand alone, you remain a nobody" [Luigi Pirandello].


This project is a reflection on man and family born during the period of isolation due to the COVID-19 emergency. The pandemic years have challenged the very figure of man who found himself alone in his true home, the body: the perfect place in which to welcome and somatize the different facets of our psyche, the seat of our cultural heritage, a social cage and home of the ambivalence of its possible meanings.


"1st movement" is a personal quest for representation of some of these ambivalences, a lens on relationships that can explode when placed in a dimension of captivity, an inner journey turned physical, in which three characters, become bearers and become archetypes of a humanity, and specifically of a family, with a multifaceted nature rich in nuances, details, light and shadow. Together they will revisit old memories from a dusty photo album, bringing to light past events of which they wear only useless grudges, youthful remorse and established prejudices until...

FOTO | M. BITTANTE