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DOC 3 / Evocazioni dorate: i corpi eterei di Virgilio Sieni

Un cerchio di foglie d’oro. Un suono lontano e vibrante. Questi sono gli elementi scenici che accolgono il pubblico al CRT di Milano dove va in scena Cantico dei Cantici di Virgilio Sieni. Il suono inizia a farsi presenza; un corpo s’inoltra nello spazio dorato, illuminato da una luce soffusa. Il suo stendersi sulla superficie sembra quasi richiamare le figure bidimensionali di Klimt e i suoi sfondi d’oro. La platea viene avvolta da un’atmosfera rituale, aspetto enfatizzato dai suoni che conducono ulteriormente il pubblico nell’ambiente rarefatto della pièce. I sei danzatori iniziano a entrare lentamente nello spazio luminoso; sembra si immergano in una pozza d’acqua sacra e, man mano che la

DOC 3 / Lucia Calamaro, sul baratro della memoria

Simona è morta di recente, per una malattia. Eppure eccola lì sulla scena a preoccuparsi che il marito (Riccardo) e la figlia (Alice) abbiano per sempre un ricordo nitido di lei. Che sia spirito o ricordo, non importa: importa la sua presenza, il suo essere motore per riflessioni, ragionamenti, dialoghi, parole. È un universo al rovescio quello con cui Lucia Calamaro torna sul tema della morte: lo testimoniano le biglie scure che si stagliano come stelle sul linoleum bianco del palco del Franco Parenti, prospettiva ribaltata in cui non mancano però semplicità e ironia. La scena minimale e candida è infatti invasa dai colori del denso testo scritto dalla stessa Calamaro, una drammaturgia resa

DOC 3 / Cattivissimi noi! Adorabile Richard III

Photo by Arno Declair Una parete di cemento, un ballatoio e scale di metallo. Un microfono penzolante, coriandoli e stelle filanti d’oro e d’argento. Urla, brindisi, palpatine e il ritmo sfrenato di Thomas Witte alla batteria; festeggiamenti frivoli e viziosi aprono il Riccardo III di Thomas Ostermeier in scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano (dal 25 al 27 maggio) in tre repliche da tutto esaurito. Ed ecco che dalla platea arriva lui, Riccardo, il re di questo mondo di eccessi: deforme, crudele e manipolatore astuto, ma anche affascinante stratega, oratore ipnotico, una rockstar ante litteram che guadagna palco e microfono e inizia il suo racconto. Un tono intimo e confidenziale il suo:

DOC 3 / Timeloss: il tempo di un sussurro

È curiosa la sensazione che si prova sorseggiando un cocktail nel giardino della Triennale di Milano poco prima della visione di uno spettacolo, che – almeno nella sua versione originale – è stato realizzato con un budget di poco superiore a quell’aperitivo. In verità, Amir Reza Koohestani avrebbe oggi la possibilità di investire molte più risorse nella realizzazione dei suoi spettacoli, in seguito al successo mondiale ottenuto proprio con Dance on Glasses nel 2001. Eppure con Timeloss sceglie di riprendere i contatti con il passato partendo proprio dallo spettacolo che lo ha consacrato, mantenendone la scenografia semplice e minimale e due soli attori: li troviamo in scena seduti a due tavo

DOC 3 / Intervista a Jacopo Benassi - Negli occhi del pubblico

Chi è Jacopo Benassi? Un fotografo degli anni Ottanta che predilige foto di ritratto e, dal 1994, usa il flash in ogni scatto. L’idea è quella di cancellare la luce naturale per emetterne una nuova: il flash è infatti la mia luce. Sono consapevole che questo comporta molti limiti, ma la mia è una fotografia di rinuncia. In No title Yet gli spettatori costituivano parte integrante dello spettacolo e tu intervenivi sul palcoscenico con scatti fotografici e riprese. Come è nata questa idea? È stata un’esigenza personale. Ho chiesto a Kinkaleri di poter agire sulla scena come se fossi un fotoreporter. Con una particolare gestione dello spazio e grazie all’utilizzo delle luci e del suono, abbiamo

DOC 3 / Put your hands up for Kinkaleri

Photo by Alessandro Ridi Dalla collaborazione tra la compagnia toscana Kinkaleri e il fotografo Jacopo Benassi nasce No title yet, una produzione presentata al pubblico milanese tra il 30 maggio e il primo di giugno alla Triennale di Milano. Dopo aver seguito il percorso indicato dalle maschere, lo spettatore arriva in un ambiente rettangolare delimitato da teli neri: siamo sul palcoscenico del Teatro dell’Arte. Sulle pareti della stanza ci sono due teli bianchi, uno di fronte all'altro. Buio. Dopo qualche minuto di attesa, il dj fa partire brani di musica techno a tutto volume. Subito dopo si iniziano ad accendere e spegnere luci stroboscopiche. All'improvviso, la stanza buia diventa una di

DOC 3 / Intervista a Tindaro Granata, Edoardo Ribatto, Francesca Porrini - Ifigenia in sala prove

Come è nata l’idea di lavorare su un classico come Ifigenia in Aulide? TG: Siamo partiti dalla lettura del testo di Euripide e da lì, attraverso un lavoro di ricerca collettiva, abbiamo creato vari collegamenti con altri autori. Attraverso i testi di René Girard e ricercando vari materiali sulla riscoperta del mito classico nella contemporaneità, si è arrivati a eleggere questa tragedia di Euripide come emblema del concetto di classico. Ifigenia è un pretesto per parlare di tutto ciò che è successo e che succede tuttora nella storia dell’uomo: la violenza generata da violenza e che genera violenza, e il tentativo di trovare un capro espiatorio. Il nostro compito è quello di reinterpretare la

DOC 3 / Step by step: didascalie di una tragedia

Photo by Masiar Pasquali Liberare Ifigenia. Questo è il tentativo (già esplicito nel titolo) di Ifigenia liberata per la regia di Carmelo Rifici e la drammaturgia di Angela Dematté, nato al LAC di Lugano e approdato al Piccolo Teatro di Milano. Affrontando una coraggiosa riscrittura dell’Ifigenia in Aulide di Euripide, gli autori si propongono di svelarne i significati nascosti e smascherare l’invenzione drammaturgica secondo la quale Ifigenia sia stata graziata dalla dea Artemide e sostituita da una cerva per permettere all’esercito acheo di partire per la guerra di Troia. Nel mondo di Rifici e Dematté non esistono gli dei a coprire le colpe degli uomini. Esiste solo il bisogno di un capro

DOC 3 / Nuove direzioni per la scena

Per tutto il Novecento la figura del regista è stata l’apice della piramide teatrale, creando talvolta anche una barriera autoritaria. Mai, come in questi ultimi anni, i rapporti gerarchici tra regista, drammaturgo e attori si sono frantumati e stanno prendendo nuove direzioni. Un connubio di condivisione e confronto sta oggi unendo imprescindibilmente il regista e il drammaturgo: da un lato chi tiene in mano le fila e garantisce l’organicità dello spettacolo (dal latino regĕre, dirigere), dall’altra chi si occupa di rielaborare, creare o unire testi utili alla rappresentazione (dal greco drao ergon, comporre l’opera). A legare questi due ruoli è sempre stato il desiderio (e la necessità) di

DOC 3 / VISIONI-SPECCHIO: LO SGUARDO CHE INTERPRETA

Picture by Claude-Nicolas Ledoux In una società dal ritmo frenetico quanto costa prendersi una pausa, sedersi, e trasformarsi in spettatori? Andare a teatro oggi è molto più faticoso di restare sul divano a guardare una serie tv, ma il gioco vale la candela. Ogni spettacolo è infatti un microcosmo che mette in luce interpretazioni e letture differenti che diventano reali proprio nel momento in cui lo spettatore le riconosce sul palco, in un affascinante e misterioso gioco di specchi. Il pubblico a teatro è quindi attivo ed è complice indispensabile dei meccanismi della scena. Proprio per questo lo spettatore ha una grande responsabilità: quella di decodificare lo spettacolo, penetrare nella

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