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Quanto dura una tradizione?

#intervista Due domande ad Alessandro Sciarroni. Come nasce il tuo spettacolo FOLK-S? Un giorno mi è stato regalato l’album Release the Stars di Rufus Wainwright: sulla quarta di copertina del cd c’è una foto del cantante, appoggiato a un camino, in abito tirolese. Da quella immagine ho cominciato a pensare a quanto la tradizione tirolese sia in realtà parte vivente del nostro presente e quindi contemporanea. Da lì ho iniziato a elaborare il progetto. Era importante conoscere ‘di persona’ una tradizione che non mi apparteneva, così sono andato in Trentino Alto Adige a respirare il paesaggio e incontrare una compagnia di danza tirolese. Dopo avermi mostrato alcuni balli, gli abitanti de

Il girotondo ipnotico di Alessandro Sciarroni

#recensione Un palcoscenico che diventa platea, un quadrato di linoleum bianco circondato da file di poltrone e un Alessandro Sciarroni in bermuda, canotta e calzettoni che percorre a passo deciso una diagonale sempre più stretta. Così ha inizio CHROMA, uno spettacolo nato nel 2014 e approdato, dopo una lunghissima tournée, alla Triennale Teatro dell’Arte lo scorso dicembre. L’idea ha avuto origine dopo “Migrant Bodies”, progetto europeo sul tema della migrazione della durata di due anni a cui il regista ha preso parte insieme ad altri sedici artisti. Come si muovono gli animali durante il loro flusso migratorio, così Sciarroni sulla scena non fa altro che girare vorticosamente su se ste

Tu-pa, tu-pa, tu-tu-pa

#recensione Accolti da un agglomerato sonoro di rumori prodotti da piedi, mani e voci ad opera di sei performer che già abitano la scena, il pubblico di FOLK-S di Alessandro Sciarroni prende posto in platea alla Triennale di Milano. Sotto la guida di questo ritmo cadenzato, quella degli spettatori verso la propria poltrona sembra quasi una marcia. Tu pa, tu pa, tu tu pa. “Lo spettacolo – viene comunicato – avrà fine solo quando uno di noi rimarrà sul palco o uno di voi rimarrà seduto”. Sciarroni mette in scena una vera e propria esibizione folkloristica: i performer sono rappresentanti di una comunità che esalta e mette in mostra i propri balli tradizionali, rivisitandoli attraverso un

Le ossa, il corpo, le arance

#intervista Due domande a Pieradolfo Ciulli. Nella creazione del tuo spettacolo hai lavorato prima sulla scenografia o sulla coreografia? Il lavoro in sala è nato dal desiderio della coreografa Olimpia Fortuni di lavorare con me. Il movimento e la scenografia si sono costruiti contemporaneamente: siamo partiti da una riflessione sul lavoro del danzatore oggi e sul suo rapporto con il tempo che passa. Così, insieme, abbiamo raccolto la testimonianza concreta di questa “usura” partendo da ciò che non si vede, ciò che è nascosto sotto la carne e comincia a scricchiolare: le ossa. Da qui è nata l’dea di usare in scena le nostre radiografie. Quali sono gli elementi da cui è partita la vos

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