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Sguardi sul pubblico

#rubrica C’è chi chiacchiera con il vicino, chi fino all’ultimo guarda a intermittenza lo smartphone. Io invece, a teatro, nell’attesa dello spettacolo mi ritrovo sempre a fare la stessa cosa: guardarmi intorno. Una leggera mania voyeuristica, la curiosità di capire chi siano, anche questa sera, i tipi umani con cui condividerò l’aria respirata. Sarà perché spesso vado a teatro sola, o perché, con i biglietti tappabuchi a prezzi stracciati per gli studenti universitari, capita di rado di trovare posto accanto ai colleghi. Fatto sta che in questi anni da spettatrice militante me ne sono successe parecchie durante i fatidici minuti d’attesa: dal ritrovare vecchie conoscenze di laboratori

Il colore delle emozioni

#recensione Io sono il bianco del nero inizia ancor prima della performance vera e propria, quando il pubblico si addentra nella struttura di DanceHaus e inizia a familiarizzare con la sua insolita configurazione. Le due sale di cui si compone il padiglione 2 dell’accademia di Susanna Beltrami sembrano in apparenza poco adatte a ospitare una platea, ma presto si viene smentiti. L’intero spettacolo è stato infatti costruito su di loro e si modella sulla spiccata orizzontalità degli ambienti, offrendo allo sguardo del pubblico disposto tutt’intorno alla scena un amplissimo spazio di visione. Sono caratteristiche che frammentano la prospettiva, ma che permettono, data la vicinanza tra pubblic

Ri-conoscere l’arte

#focus DanceHaus, 2 dicembre. Alessandro Pontremoli, docente all’Università degli Studi di Torino, nell’incontro tenuto alla prima edizione dei “Dance Meetings”, propone una questione spinosa circa la danza contemporanea e il suo effettivo riconoscimento da parte di un pubblico non specializzato. Il professore racconta di avere condotto un esperimento presso la città sabauda sottoponendo quaranta volontari, venti dei quali danzatori professionisti, a una risonanza magnetica funzionale che ha dato risultati sconcertanti. Stimolati da diverse immagini riguardanti il balletto, la danza contemporanea e gesti quotidiani, solo la materia grigia dei danzatori ha risposto allo stimolo lanciato del

Storia di una danza primordiale

#recensione Quando al Teatro Franco Parenti si apre il sipario, il pubblico si trova immediatamente catapultato in un’affollatissima, claustrofobica classe di danza, quella dei quaranta performer di DanceHaus, che, con movimenti convulsi: geometrici ed iper-precisi, sembrano raccontare la soffocante perdita di umanità del mondo contemporaneo. A mostrarlo, in Wakening the sleeping beauty, progetto artistico firmato da DanceHaus e IED Milano, è la ripetitività di ogni gesto, il colletto della camicia, così stretto da togliere il fiato, il mare di spazzatura e di oggetti in cui sono immersi. Una sola cosa può salvarli da questa condizione: la rinascita di un reale rapporto con la natura, c

Staarring: Marigia Maggipinto

#focus "Daaon, daaon tac!” (Down, down tac!). Parla Marigia Maggipinto, e per una a presa un po’ troppo larga, finiamo sbalestrati al di là dalle Alpi, in un punto imprecisato tra Essen, in Germania, e l’America. Se già suona curioso il suo linguaggio criptico per sostenere il beat, fatto di deviazioni dal retto corso dell’italian-english, ancora più inusuale è sentirle sulle labbra un italiano-italiano dai toni ‘angleschi’. Per comprendere questa koiné e la sua cadenza straniante – quasi che l’italiano fosse una veste portata aderente non più di molte altre – è necessario ripercorrere il suo percorso: Essen, dieci anni alla Folkwang Hochschule, diretta da Pina Bausch, della cui comp

Uno sguardo, un’intuizione

#intervista Tre domande a Marigia Maggipinto. Come si svolgono le sue lezioni e cosa cerca di trasmettere ai danzatori che le frequentano? Ogni mia lezione si divide in due parti. La prima comprende la tecnica, quella che ho imparato da Pina Bausch e dai suoi maestri: avendo avuto la fortuna di lavorare con alcuni di loro sento che trasmettere alle generazioni future queste tecniche codificate con tanto studio, amore e passione sia quasi una missione. La seconda riguarda invece la ricerca sul corpo: trovo temi ed esercizi che tirino fuori la ‘persona’ dalla persona. È la parte più ‘emozionale’ del mio lavoro e mi piace sempre esplorarla sia con i danzatori sia con tutti coloro che si dedi

Sylphidarium, nuova tradizone

#recensione Un grande telo bianco regna sulla scena, da un lato uno spazio per i musicisti e dall’altro un lungo appendiabiti. È cosi che si apre alla Triennale Teatro dell’Arte Sylphidarium, Maria Taglioni on the ground di CollettivO CineticO – lavoro recentemente insignito del premio UBU come migliore spettacolo della stagione. Scendono le luci e, accompagnati in sottofondo da una voce narrante, emergono i performer che in una sfilata di abiti stravaganti si presentano al pubblico. Si tratta di una breve didascalia animata dei personaggi che popolano il racconto della Silfide, creatura mitologica che ispirò il balletto classico, in particolare La Sylphide di Filippo Taglioni (1838), oper

Le metamorfosi di Enzo Cosimi

#perché sì di Chiara Carbone Terzo capitolo di una trilogia dedicata alle passioni dell’anima e tributo a Franz Kafka, Thanks for hurting me della compagnia Enzo Cosimi ha debuttato al Teatro Franco Parenti nell’ambito del festival Exister. Protagonista della performance è il tema del dolore che permea e carica di forza espressiva ogni sequenza, mantenendo lo spettatore in un’attenzione costante e spasmodica. I rimandi al mondo degli insetti e i movimenti delle tre danzatrici, tra l’aggraziato e il grottesco, non possono che richiamare efficacemente la Metamorfosi. Sullo sfondo bianco di una semplice scenografia, ottimamente valorizzata dalle luci di scena, le ombre danzanti delle perform

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