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La terapia del ricordo

#recensione Sulle note di una canzone di Vasco Rossi che copre il vociare ancora fragoroso del pubblico fa capolino un uomo che, straccio alla mano, pulisce minuziosamente il linoleum nero della scena in ogni suo angolo. Poi si ferma, accende un video-proiettore, si siede in proscenio a una scrivania e dà segno di spegnere le luci. Ci troviamo a Zona K a Milano, quartiere Isola, di fronte alla grande proiezione di un desktop, in attesa dell’inizio di Between Me and P. L’autore, Filippo Michelangelo Ceredi, illuminato dalla luce bianca di un portatile e da una piccola lampada rossa lavora seduto al tavolo; accanto a lui uno scanner e un raccoglitore. È così, quasi in sordina, che ci introd

Otto stanze e un testamento

#focus Uno spettacolo in assenza, senza attori. Nachlass dei Rimini Protokoll offre un’esperienza diversa per ogni spettatore, che sceglie il percorso da seguire. Otto stanze, otto storie, otto personaggi raccontano se stessi e affrontano il tema della morte, accogliendoci nei loro spazi e lasciandoci ognuno un’eredità. 1. ANTICIPARE. Giocare di anticipo sulle degenerazioni celebrali per non vivere senza più ricordi, senza più sensazioni e senza più emozioni. Il professor Frackwlak sceglierebbe la morte. In questa stanza vieni messo di fronte a uno specchio che proietta te e proietta le facce delle altre persone presenti nella stanza. Il professore si racconta e poi gioca con le tue emoz

Il teatro dell'assenza

#recensione Entrando nella sala del Piccolo Teatro Studio Melato per assistere a Nachlass dei Rimini Protokoll ci si trova spaesati: lo spazio, svuotato, ha lasciato il posto a una struttura composta da una sala centrale ellittica e otto piccole stanze, tra le quali lo spettatore è libero di muoversi. La sala che conosciamo sembra scomparsa: niente platea, niente palcoscenico, niente attori, forse addirittura niente spettacolo. Eppure siamo in un teatro ed effettivamente, a pensarci un attimo, di teatro si tratta. È uno spaesamento che, ultimamente, assale sempre più spesso lo spettatore: è difficile cancellare il sospetto che le nuove tecnologie stiano assalendo il “teatro tradizionale”

Dentro alla macchina

#fondo La presenza di dispositivi tecnologici a teatro, in un tempo in cui, nella vita di tutti i giorni, sono diventati la nostra principale forma di comunicazione, problematizza automaticamente la riflessione su qualsiasi spettacolo se ne serva: ci chiediamo se questi strumenti abbiano l’effetto di allontanarci o di coinvolgerci, di farci dubitare di quel che vediamo o di fornirci un documento a cui credere senza riserve. Le risposte che ci vengono date dalle rappresentazioni raramente vanno in una sola direzione: Nachlass, che sostituisce al corpo dell’attore l’assenza di quel corpo (rimpiazzato da schermi, voci registrate, stanze “automatizzate” che non necessitano di qualcuno che apra l

Già le 20. La notte si avvicina

#recensione Una finestra affaccia sulla platea. La chiave per accedere a un mondo, a un luogo, forse a una casa. Una copiosa collezione di ombrelli cela una performer dietro alla cornice di una porta, mentre del liquido verde gocciola in una bacinella scandendo il tempo e un’insolita sedia dallo schienale spigoloso disegna geometrie sul fondale, rigorosamente nero. E così il Teatro Fontana di Milano, in occasione del Festival Exister 2018, si trasforma in un misterioso appartamento, o forse qualcosa in più. Dalla penombra una voce inizia ad elencare gli appuntamenti della giornata, mentre i tre danzatori della Compagnia VuotoPerPieno animano la scena: il Bohémien si muove con gesti lirici

Come un viaggio in treno

#recensione Sarà un caso ma, quando a DanceHaus arriva Ilove di Fattoria Vittadini, è la vigilia di San Valentino. E in effetti proprio di una storia d’amore racconta la performance di Riccardo Olivier e Cesare Benedetti. E non si tratta di una storia qualunque, ma della loro. Lo spettacolo nasce infatti quando i due performer erano una coppia poi, dopo la separazione, hanno continuato a lavorare insieme per celebrare il loro rapporto. Al centro della scena, illuminato dalle luci della sala, un finocchio a simboleggiare con aperta ironia la propria omosessualità, ma anche quel cuore che fatalmente verrà spezzato. Poi entrano loro, Riccardo e Cesare: jeans e scarpe sportive, abbigliamento

Tra silenzio e rumore

#intervista Quattro domande a Erika Silgoner Da dove nasce l’idea di dare vita allo spettacolo 4 John? Ho deciso di realizzare questo spettacolo a partire da un incontro ‘acustico’ avuto con John Cage qualche tempo fa, seguito poi da un’analisi dettagliata sulla sua vita. È il titolo stesso, 4 John, a rivelare come il mio spettacolo sia, in tutto e per tutto, un omaggio a lui, anche se nello spettacolo la musica di Cage è in qualche modo in secondo piano: ce n’è pochissima, solo tre pezzi. Ad affascinarmi sono state le sue idee sul silenzio, sul suono inatteso, sui rumori. È stata la sua concezione sull’uso dei corpi a interessarmi di più, così ho deciso di seguire questa via. Lo spet

Il silenzio è suono

#recensione L’undicesima edizione del Festival Exister si apre con un originale omaggio a John Cage, geniale compositore del novecento, il quale ha ispirato la coreografa pluripremiata Erika Silgoner attraverso il suo uso espressivo del silenzio e di quanto esso sia sempre impossessato da qualcos’altro: un colpo di tosse, uno scricchiolio o un evento casuale. Per John Cage il silenzio è in se suono e adoperarlo significa far ricorso al caso. La scena, spoglia di elementi scenografici, si apre proprio nel silenzio, rotto da Gloria Corradi che fa il suo ingresso testando l’acustica dello spazio, facendo credere allo spettatore di star assistendo ad una sorte di prova generale prima dello spet

Is this life reality?

#recensione Si chiude in DanceHaus questa undicesima edizione del festival Exister. Ad animare la scena completamente spoglia del padiglione 1 sono i danzatori di Mauro Astolfi e Diego Tortelli, con tre performance che, già nei titoli (Man Made, Pasiphae, Mysterious Engine), lasciano intuire uno dei punti focali di tutti gli spettacoli: l’uomo pienamente immerso nella scoperta della vita, sballottato dalle sue passioni, dall’a- more, dalla gelosia e dalla violenza. Si srotola allora il filo rosso che guida il pubblico in questi tre brevi studi. Ad aprire le danze è Man Made di Astolfi, dove la lotta fra due giovani performer si trasforma in scoperta di sé e dell’altro, tentativo di rappor

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