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DOC 1 / L’ironia, uno specchio al rovescio

February 1, 2017

 

La realtà vista attraverso il sorriso: la vecchiaia e la danza nel linguaggio ironico e dissacrante di Silvia Gribaudi.  Cosa ci può dire l’arte invertendo il punto di vista?

 

Nel panorama fortemente sfaccettato dell’arte contemporanea, l’ironia è un ingrediente immancabile, sfruttato in tutte le molteplici declinazioni di arte. Proprio nell’ambito teatrale più recente l’atteggiamento ironico e dissacrante risulta essere il marchio di fabbrica della coreografa e performer Silvia Gribaudi, che ha aperto il festival Danae con lo spettacolo What age are you acting? Le età relative. Tema centrale è la riflessione sulla vecchiaia, sul cambiamento fisico del corpo con il passare degli anni, che si apre in più punti a risvolti ironici e umoristici: già a partire dall’esordio, in cui la stessa Gribaudi, completamente nuda in scena, inizia a saltare e a girare per tutto il palcoscenico, mettendo in mostra, senza alcun tipo di imbarazzo, le rotondità del suo corpo segnate dall’avanzare dell’età. Perché sorridiamo alla visione di questa scena? L’ironia è uno specchio deformante che riflette le immagini al rovescio affinchè lo spettatore possa osservarle da un’altra prospettiva.

Ciò che suscita il sorriso è proprio questo netto e vistoso contrasto tra ciò che è e ciò che viene mostrato. Durante questo spettacolo, però, il sorriso dello spettatore non si trasforma mai in risata fragorosa e incontrollata. Esiste, allora, una differenza fra l’ironia e la comicità: se il comico è tutto ciò che spinge al riso aperto, in modo immediato, una situazione ironica, invece, provoca un sorriso accompagnato da un misto di riflessione e simpatia umana. È una forma più sottile di comicità, basata sull’osservazione di aspetti insoliti e bizzarri della realtà che ne consente una comprensione più ampia e profonda. What age are you acting gioca proprio su questo contrasto: lo spettatore, inizialmente, ride di fronte a Domenico Santanicola che ricopre il suo corpo da sessantottenne di fettine di cetriolo. Successivamente subentra l’amara considerazione che gli sforzi del performer di nascondere la sua età tradiscono una non accettazione dei cambiamenti del corpo con il passare degli anni. Lo spettatore, quindi, sorride perché riesce a vedere lucidamente il distacco tra gli effetti del tempo sul corpo umano e il tentativo illusorio di poterli mascherare.

Tutto ciò apre una considerazione più generale sulla società contemporanea, sull’ossessione dell’eterna giovinezza e sui devastanti risvolti che ne conseguono, quali l’uso smodato della chirurgia plastica. In questo risiede il geniale utilizzo della componente ironica da parte della Gribaudi, che con la leggerezza e spontaneità presenta situazioni reali che, tuttavia, si aprono a riflessioni tutt’altro che leggere e spensierate. L’ironia, dunque, può essere uno strumento per guardare la realtà e osservare in modo inconsueto ciò che prima era consueto. E se scopo dell’opera d’arte è quello di presentare allo spettatore una situazione reale sotto un altro punto di vista, l’ironia rappresenta uno strumento d’arte per eccellenza.

 

 

 

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