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DOC 2 / Essere ( o non essere) attore oggi

May 9, 2017

L’attore sembra oggi diventare la cellula che nutre di realtà la finzione dell’organismo teatrale, nel confine sempre più labile tra interprete e personaggio. Gli spettacoli Amleto+Hamletmachine di Roberto Latini, Pinocchio di Antonio Latella e Bestie di scena di Emma Dante riflettono in modo esemplare questo cambiamento.

    

 Photo by Soledad Cordoba  

                                                                                                 

Oggi sembra difficile dare una definizione univoca dell’attore all’interno della scena: è una figura che si è trasformata e sta evolvendo, e che non si riduce più a un mero interprete, ma si trova a essere inserito nella scena come uomo, e forse è proprio da qui che nasce la difficoltà di definirne l’identità. Amleto+Hamletmachine di Roberto Latini, Pinocchio di Antonio Latella e Bestie di scena di Emma Dante, per quanto differenti nel genere e nell’argomento, offrono una riflessione sulle caratteristiche del performer. L’attore oggi diventa soggetto della scena: la richiesta registica spesso è di essere presenti sul palco in modo totale, con corpo e mente. Il bravo attore fa suo il messaggio del personaggio che interpreta, assorbe e si lascia assorbire completamente da ciò che accade in scena. Per questo, affinché il lavoro risulti efficace, deve crearsi una stretta relazione tra spazio interiore e spazio scenico, e il ‘sé’ può diventare un nutrimento per il personaggio. L’atto creativo dunque non si consuma con la messa in scena, ma vi è una continua ricerca anche al di fuori, in un percorso individuale alla ricerca della verità. Lo sforzo non è solo mentale e psicologico, ma spesso è richiesto un importante lavoro fisico, come è evidente in Bestie di scena di Emma Dante dove la performance inizia ancor prima della messa in scena, in un tempo passato e sospeso, con un training. Anche gli attori del Pinocchio di Latella sono sottoposti a un importante sforzo fisico durante tutto lo svolgimento dello spettacolo: per lo spettatore diventa difficile capire quanto lo sforzo sia legato al personaggio e quanto invece all’interprete in prima persona, allo stesso tempo vittima e carnefice, complice dell’evoluzione della scena. Nel suo Pinocchio Latella inserisce una digressione sul ruolo dell’attore: “quanto e in che modo si deve indossare la pelle del personaggio?” La trasformazione della scena va di pari passo con la trasformazione dell’attore; tutto diventa drammaturgia e l’attore è un tuttofare sul palco che crea il suono, la musica, oggetti, luci e atmosfere differenti davanti agli occhi dello spettatore. Anche in Amleto+Hamletmachine di Latini è tutto palesato: il prodotto è anche il meccanismo di produzione stesso. L’attore è quindi colui che interpreta, rielabora, riflette, crea, agisce e reagisce. Il confine tra personaggio e interprete diventa così sottilissimo e la questione sembra toccare i limiti dell’umano. Quanto l’uomo è disposto a farsi coinvolgere, a rischiare e mettersi in gioco, nella vita professionale e in quella personale? 

 

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