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DOC 2 / Intervista a Michele Altamura - Vico Quarto Mazzini

May 10, 2017

Emergenze: crescere sulla scena di oggi.

 

 

Com’è nata l’idea di intraprendere un percorso artistico per Vico Quarto Mazzini?

Il teatro è fatto di incontri tra esseri umani. All’inizio c’è stato quello tra me e Gabriele Paolocà, e poi i mille altri avvenuti in questi anni. Incontri artistici e personali. Abbiamo scelto di vivere ‘alla provincia dell’Impero’ per proteggere un processo di ricerca, limitare al massimo le difficoltà contingenti che una compagnia deve affrontare e concentrarci totalmente sulla creazione.

 

Qual è stato il vostro percorso accademico? Come è stato, dopo gli studi, affrontare il mondo lavorativo?

Io e Gabriele abbiamo studiato presso l’accademia di Udine e qui abbiamo avuto la possibilità di utilizzare, nelle ore extracurricolari, spazi per prove e ricerche personali. Non si trattava solo di recitare, ma di organizzare una messa in scena occupandoci di tutti i suoi aspetti, dalla regia alle luci. Così abbiamo imparato ad arrangiarci. Questo per noi è stato fondamentale. Piano piano abbiamo capito cosa significasse portare avanti una contabilità, trovare date, scrivere il progetto per un bando, organizzare gli spostamenti.

 

Come prendono vita i vostri progetti? In che luoghi create gli spettacoli?

Vico Quarto Mazzini nasce nel 2010 con l’obiettivo di indagare i linguaggi del conteporaneo concentrandoci sul ruolo dell’attore, proprio come accade in Amleto FX. Non abbiamo una vera e propria casa teatrale, ne abbiamo tante. Al Kismet a Bari, a La Spezia con la Compagnia degli Scarti e molte altre case temporanee che si incontrano durante le tournée. Siamo abituati a viaggiare leggeri: le compagnie della nostra generazione spesso non hanno possibilità di mettere radici.

 

Quale consiglio vuoi dare alle nuove generazioni di artisti?

Trovo che sia fondamentale “restare umani” anche nelle difficoltà, perché solo così si costruiscono collaborazioni durature. Bisogna avere la consapevolezza, specialmente quando si è tentati di mollare tutto, che la rinuncia non è la strada giusta: perché le scelte artistiche molto spesso corrispondono a scelte di vita e a investimenti emotivi personali. E sono queste le ultime cose a cui bisogna rinunicare.

 

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