© 2025 DHPIù

Maggiori informazioni

DOC 3 / Nuove direzioni per la scena

Per tutto il Novecento la figura del regista è stata l’apice della piramide teatrale, creando talvolta anche una barriera autoritaria. Mai, come in questi ultimi anni, i rapporti gerarchici tra regista, drammaturgo e attori si sono frantumati e stanno prendendo nuove direzioni.

 

 

 

 

Un connubio di condivisione e confronto sta oggi unendo imprescindibilmente il regista e il drammaturgo: da un lato chi tiene in mano le fila e garantisce l’organicità dello spettacolo (dal latino regĕre, dirigere), dall’altra chi si occupa di rielaborare, creare o unire testi utili alla rappresentazione (dal greco drao ergon, comporre l’opera). A legare questi due ruoli è sempre stato il desiderio (e la necessità) di condividere con il pubblico le grandi questioni contemporanee, dalla politica alla società. Ma oggi, più che mai, sono il privato e le personali esperienze emotive ad apparire sulla scena: sfere così delicate da rendere labili i confini, e portare le due figure a fondersi in un’unica personalità. Ne è dimostrazione Timeloss del regista iraniano Amir Reza Koohestani, che riflette a distanza di anni sul suo stesso spettacolo Dance On Glasses del 2001. In egual modo l’autrice, regista, drammaturga e attrice Lucia Calamaro parte dal proprio vissuto per affrontare temi universali. Il dialogo tra regista e drammaturgo è al centro di Ifigenia liberata di Carmelo Rifici: qui vediamo le due figure lavorare a stretto contatto non solo dietro le quinte, ma anche come personaggi interpretati sul palco. La riscrittura sfocia così in una messa in scena quasi brechtiana, che ha lo scopo di mettere in relazione il mondo degli attori con un pubblico attivo e aperto alla riflessione.

Fare una distinzione tra i ruoli è ancora più difficile nel momento in cui la drammaturgia non si ferma al testo ma cerca di raccontare storie diverse e indipendenti, servendosi di ogni elemento che compone la scena, come nel caso della performance No title yet della compagnia Kinkaleri. Se un artista come Robert Wilson ha già rivisitato e ampliato il significato del termine “drammaturgia” lavorando sulla “drammaturgia della luce”, quando entra in campo il coreografo e danzatore Virgilio Sieni non si può far altro che parlare di “drammaturgia del gesto”.

Chi però rimane, apparentemente, legato alla gerarchia dei ruoli è il regista Thomas Ostermeier che con il suo Riccardo III, in scena al Teatro Piccolo di Milano, riconferma la visione del teatro di regia dove, con estrema minuzia, ogni ingranaggio della macchina teatrale funziona armonicamente. Ma in questa riaffermazione di una “direzione” delle diverse parti ampio spazio viene lasciato all’identità artistica e creativa degli attori, del disegno delle scene, della musica. Che sia questa apertura la chiave per una equilibrata e incisiva sovrapposizione di sguardi e visioni?

 

Please reload

Recent Posts

July 5, 2019

Please reload

Archive
Please reload

Please reload

Follow Us
  • Facebook Basic Square
  • Twitter Basic Square
  • Google+ Basic Square