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DOC 3 / Put your hands up for Kinkaleri

July 19, 2017

Photo by Alessandro Ridi

 

Dalla collaborazione tra la compagnia toscana Kinkaleri e il fotografo Jacopo Benassi nasce No title yet, una produzione presentata al pubblico milanese tra il 30 maggio e il primo di giugno alla Triennale di Milano.

Dopo aver seguito il percorso indicato dalle maschere, lo spettatore arriva in un ambiente rettangolare delimitato da teli neri: siamo sul palcoscenico del Teatro dell’Arte. Sulle pareti della stanza ci sono due teli bianchi, uno di fronte all'altro. Buio. Dopo qualche minuto di attesa, il dj fa partire brani di musica techno a tutto volume. Subito dopo si iniziano ad accendere e spegnere luci stroboscopiche. All'improvviso, la stanza buia diventa una discoteca. Il pubblico, intimorito, aspetta. Dopo una decina di minuti qualcuno muove timidamente la testa a tempo di musica, qualcun altro i piedi, qualcun altro ancora la mano. Gli spettatori si osservano attentamente per capire se ci si aspetta che facciano qualcosa, ma i

volti rimangono sfuocati a causa delle luci.

Lentamente si vedono entrare due uomini vestiti da scheletri. Camminano a piccoli passi mentre il loro busto segue la pulsazione costante della musica. Andranno avanti esplorando lentamente tutto l’ambiente e portando la pulsazione in diverse parti del corpo: mani, braccia, piedi o testa. Il pubblico è a stretto contatto con i performer e si sposta lasciando lo spazio per i loro movimenti.

Sui teli che circondano la scena vengono proiettati degli scatti rubati in tempo reale. Sono istantanee riprese da un fotografo (Benassi) con la sua reflex: dettagli di volti, piedi, borse, movimenti degli spettatori e dei danzatori. Ogni foto rimane proiettata pochi secondi, poi viene sostituita da una nuova. Il pubblico si osserva specchiato in bianco e nero sulle pareti e allo stesso tempo vede come è stato l’attimo immediatamente precedente a quello presente.

Questo è quanto accade nei quaranta minuti della performance di Kinkaleri e Jacopo Benassi. Musica, buio, luci e fotografie restano al centro del lavoro mentre il ruolo dei danzatori sembra restare in secondo piano, così come sullo sfondo rimane una vera e propria articolazione strutturata di ritmi, pause e variazioni.

Alla fine rimane quel senso di smarrimento e confusione tipico di quando si esce da una discoteca. Che sia proprio un presupposto disatteso, ovvero l’assenza di quanto ci si aspetta da una “serata a teatro”, a lasciare insoddisfatti?

 

NO TITLE YET

di Kinkaleri/Jacopo Benassi

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