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DOC 3 / Timeloss: il tempo di un sussurro

July 19, 2017

 

È curiosa la sensazione che si prova sorseggiando un cocktail nel giardino della Triennale di Milano poco prima della visione di uno spettacolo, che – almeno nella sua versione originale – è stato realizzato con un budget di poco superiore a quell’aperitivo.

In verità, Amir Reza Koohestani avrebbe oggi la possibilità di investire molte più risorse nella realizzazione dei suoi spettacoli, in seguito al successo mondiale ottenuto proprio con Dance on Glasses nel 2001. Eppure con Timeloss sceglie di riprendere i contatti con il passato partendo proprio dallo spettacolo che lo ha consacrato, mantenendone la scenografia semplice e minimale e due soli attori: li troviamo in scena seduti a due tavoli separati e rivolti verso la platea, mentre alle loro spalle due schermi riproducono parti di dialoghi e di danza dell’opera di dodici anni prima.

L’espediente narrativo di Timeloss è quello di registrare al meglio i dialoghi di Dance on Glasses per realizzarne una versione DVD: due ex amanti si trovano a “dover ricreare l’emozione” di quel periodo, quando con parole delicate e morbide parlavano della fine del loro amore. Qui, a distanza di anni, riscontrano diverse difficoltà a calarsi nella parte e riprovano più e più volte il copione, aiutati dalla voce fuori campo del regista. I dialoghi avvengono interamente in persiano, la prosa è molto diversa da ciò che ci si aspetterebbe – non c’è azione in scena né un finale ad effetto, ma soltanto una lenta climax nel dramma – e questa lontananza ricrea nello spettatore una sensazione ben precisa, che Koohestani spiega nel prologo: la necessità che lo aveva mosso dodici anni prima era stata la fine di un grande amore che lo avevo reso immobile, incapace di alzarsi dalla sedia, inerme, pervaso soltanto dal desiderio che la sua donna scomparisse.

E oggi ha un grande bisogno di fare pace con quell’odio, oggi che la sua lei non esiste più davvero, stroncata da una malattia in un sistema sanitario, quello iraniano, dove reperire cure per le malattie più gravi è sempre più difficoltoso.

Si potrebbe pensare che il regista abbia voluto, un pò furbescamente, riproporre lo spettacolo che gli diede fama mondiale per ritornare in vetta. In verità Timeloss possiede non solo una sua legittima autonomia, ma anche una forza che invade lo spettatore quasi senza alcun artificio scenico.

Nutrendosi del solo bisogno di dire qualcosa, di chiedere scusa, di uscire dall’inerzia emotiva, Koohestani riesce a colpire il suo pubblico allo stomaco con la discrezione di un sussurro.

 

TIMELOSS

di Amir Reza Koohestani

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