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DOC 3 / Step by step: didascalie di una tragedia

July 19, 2017

Photo by Masiar Pasquali

 

Liberare Ifigenia. Questo è il tentativo (già esplicito nel titolo) di Ifigenia liberata per la regia di Carmelo Rifici e la drammaturgia di Angela Dematté, nato al LAC di Lugano e approdato al Piccolo Teatro di Milano. Affrontando una coraggiosa riscrittura dell’Ifigenia in Aulide di Euripide, gli autori si propongono di svelarne i significati nascosti e smascherare l’invenzione drammaturgica secondo la quale Ifigenia sia stata graziata dalla dea Artemide e sostituita da una cerva per permettere all’esercito acheo di partire per la guerra di Troia. Nel mondo di Rifici e Dematté non esistono gli dei a coprire le colpe degli uomini. Esiste solo il bisogno di un capro espiatorio, di una vittima sacrificale per incanalare la violenza che da sempre appartiene al genere umano. E non c’è nemmeno un ordine divino crudele a cui non ci si può sottrarre. La verità è che Agamennone è così assetato di potere che permette il sacrificio di sua figlia, Ifigenia, per mantenere la sua autorità e calmare la violenza dell’esercito greco. Anche la stessa Ifigenia non è così innocente come sembra, ma nutre sentimenti incestuosi verso il padre. Le intenzioni alla base dello spettacolo promettono bene.

L’attento studio del mito classico e l’instancabile raccolta di fonti e informazioni sono fin da subito evidenti: da Shakespeare a Eschilo, dall’Antico Testamento a Nietzsche, passando per René Girard e Giuseppe Fornari. Tuttavia, il grande lavoro di ricerca finisce per appesantire lo spettacolo creando qualche forzatura che rischia di confondere. Fin dal principio la decisione di impostare la scena come se fosse una sala prove mostra qualche debolezza. I personaggi del regista e della drammaturga, presenti sul palco armati di microfono, sfondano la quarta parete per accogliere il pubblico e introdurre lo spettacolo; interrompono continuamente la recitazione degli attori per fornire spiegazioni, forse eccessivamente didascaliche e a volte non necessarie. Non mancano elementi di grande interesse, come la scenografia di Margherita Palli che cattura da subito l’attenzione dello spettatore. Una libreria alta fino al soffitto sottolinea la sfumatura intellettuale dello spettacolo; un grande schermo permette di osservare anche quello che accade dietro le quinte, mentre un cameraman mostra punti di vista differenti della stessa scena. I simboli ricorrenti del cerchio e delle viscere che riportano a un’atmosfera rituale creano un filo conduttore che risulta essere molto più efficace ed evocativo delle spiegazioni declamatorie dei due personaggi. L’atmosfera, a volte, sembra essere quella di un convegno universitario estremamente appassionato, un aspetto che rende lo spettacolo molto fruibile e apprezzato da gran parte del pubblico. Ma, per chi preferisce un tipo di teatro più simbolico e misterioso, questa esplicitazione delle didascalie della messa in scena rischia di essere eccessivamente descrittiva e didattica. Cosa ne è dell’interpretazione attiva dello spettatore?

 

IFIGENIA LIBERATA

di Angela Dematté e Carmelo Rifici

regia di Carmelo Rifici

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