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Il girotondo ipnotico di Alessandro Sciarroni

February 9, 2018

 

#recensione

 

Un palcoscenico che diventa platea, un quadrato di linoleum bianco circondato da file di poltrone e un Alessandro Sciarroni in bermuda, canotta e calzettoni che percorre a passo deciso una diagonale sempre più stretta. Così ha inizio CHROMA, uno spettacolo nato nel 2014 e approdato, dopo una lunghissima tournée, alla Triennale Teatro dell’Arte lo scorso dicembre. L’idea ha avuto origine dopo “Migrant Bodies”, progetto europeo sul tema della migrazione della durata di due anni a cui il regista ha preso parte insieme ad altri sedici artisti. Come si muovono gli animali durante il loro flusso migratorio, così Sciarroni sulla scena non fa altro che girare vorticosamente su se stesso, dapprima con le mani abbandonate lungo il corpo, poi volgendole verso l’alto in forme sempre diverse. Parla tra sé e sé, sorride, si rattrista tutto d’un tratto, chiude gli occhi per poi spalancarli e guardarsi intorno, guardare ognuno di noi, nel pubblico. Sul suo volto si riescono a intravedere stati d’animo, persone, paesaggi, pensieri presenti e ricordi del passato. È il tempo a creare un rapporto empatico con lo spettatore, che progressivamente si sente parte della scena. Led rossi, verdi e blu si sovrappongono quasi a sottolineare la pluridimensionalità del performer, mentre la sua costante e incessante rotazione è scandita dai suoni metallici di Paolo Persia. Dopo quaranta minuti di ipnosi, d’un tratto una luce bianca comincia a illuminare le quattro pareti che delimitano il palcoscenico e con esse anche i volti degli spettatori, come per risvegliarli. Sciarroni rallenta, si ferma, respira, alza lo sguardo. Che non sia proprio questo l’intento della fruizione? Instaurare un rapporto intimo con il pubblico e renderlo partecipe di un’esperienza comune ma profondamente soggettiva? Non c’è narrazione né descrizione, solo un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, di cui ogni spettatore può essere il diretto responsabile.

 

CHROMA_ don’t be frightened of turning the page di Alessandro Sciarroni visto presso Triennale Teatro dell’Arte

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