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Is this life reality?

April 10, 2018

 

#recensione

 

Si chiude in DanceHaus questa undicesima edizione del festival Exister. Ad animare la scena completamente spoglia del padiglione 1 sono i danzatori di Mauro Astolfi e Diego Tortelli, con tre performance che, già nei titoli (Man Made, Pasiphae, Mysterious Engine), lasciano intuire uno dei punti focali di tutti gli spettacoli: l’uomo pienamente immerso nella scoperta della vita, sballottato dalle sue passioni, dall’a- more, dalla gelosia e dalla violenza. Si srotola allora il filo rosso che guida il pubblico in questi tre brevi studi. Ad aprire le danze è Man Made di Astolfi, dove la lotta fra due giovani performer si trasforma in scoperta di sé e dell’altro, tentativo di rapporto che diventa prevaricazione. Come ad attraversare le tappe della vita umana, Astolfi osserva l’agire dell’uomo, in un tentativo d’indagine sulle conseguenze che le azioni comportano. Sullo stesso piano di rapporto e violenza gioca il danzatore e coreografo Tortelli, che riprende il mito con la sua Pasiphae, trasponendolo, però, in un’ottica astratta e metaforica. Ecco allora che i movimenti angosciosi dell’unico interprete maschile in scena ricordano quelli di un matto in un ospedale psichiatrico che, come accade in un mito, non può fuggire al suo destino. Come burattinaie, o come fantasmi della mente, si muovono le due figure femminili che lo accompagnano, imponendogli un assoggettamento feroce, una sottomissione a una volontà superiore ineluttabile. Ruolo simbolico svolge il vedo-non vedo del bianco dei costumi, a evocare il manto del mitico toro che spinge Pasifae al folle atto.

A chiudere il trittico è di nuovo il fondatore della Spellbound Dance Company, con Mysterious Engine, forse il lavoro più difficile da interpretare nella sua magmaticità. Cos’è infatti il motore misterioso al centro della performance? Come per Man Made, sono i rapporti umani a prendersi la scena: dinamiche violente che si sviluppano prima a due e poi a quattro, in un turbinio di gelosie, di inversione di ruoli e scambi di coppia. Una lotta intestina che si conclude con l’ironia di un “grazie”, un saluto, un addio. Astolfi e Tortelli ci propongono due modi diversi di catturare l’umano, dove il minimo comune denominatore è rappresentato, in maniera decisamente poco rassicurante, dal tema del possesso e della brutalità dei rapporti. Una prospettiva che costringe lo spettatore a interrogarsi, ripetendo le parole che risuonano in Pasiphae: “Is this life reality?”. È davvero questa la realtà che vogliamo?

 

Man Made e Mysterious Engine di Mauro Astolfi III Pasiphae di Diego Tortelli
Visti nell’ambito di Exister, DanceHaus

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