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Il colore delle emozioni

March 30, 2018

 

#recensione

 

Io sono il bianco del nero inizia ancor prima della performance vera e propria, quando il pubblico si addentra nella struttura di DanceHaus e inizia a familiarizzare con la sua insolita configurazione. Le due sale di cui si compone il padiglione 2 dell’accademia di Susanna Beltrami sembrano in apparenza poco adatte a ospitare una platea, ma presto si viene smentiti. L’intero spettacolo è stato infatti costruito su di loro e si modella sulla spiccata orizzontalità degli ambienti, offrendo allo sguardo del pubblico disposto tutt’intorno alla scena un amplissimo spazio di visione. Sono caratteristiche che frammentano la prospettiva, ma che permettono, data la vicinanza tra pubblico e danzatori, di rendere particolarmente incisivi anche gli effetti più semplici. Bastano pochi oggetti di scena perché l’ambiente acquisti un’atmosfera ambivalente, quella di un interno domestico allo stesso tempo intimo e tetro. In questo guscio scarno, la dinamica narrativa procede in un susseguirsi di sensazioni legate alle opposizioni cromatiche: non solo il bianco e il nero vengono tradotti in personaggi e fatti recitare come il bene e il male incarnati, ma i due protagonisti, vestiti in azzurro e rosa, richiamano anche un’altra opposizione fondamentale, quella di genere. Insieme a loro, lo spettatore è condotto in una tormentata vicenda che presto diventa viaggio danzato attraverso diversi stati di coscienza prima di approdare a uno scioglimento finale. I danzatori che fanno da controcanto al racconto, circondando i due nelle loro peripezie amorose, appaiono invece come ombre minacciose, cupi burattini vestiti di nero chiamati a insidiare i protagonisti con scene surreali e tetre. Ecco allora che oscure presenze escono da un varco nel muro, c’è perfino un ‘mago’ dalla figura elegante che incanta i corpi di chi si trova davanti, svuotandoli e legandoli alla sua volontà. Lo stesso tema del controllo/essere controllati è richiamato in una delle scene più significative dello spettacolo, dove sotto gli occhi dello spettatore si compone una scacchiera vivente: pedine umane governate da due contendenti-burattinai. L’opposizione è ora tra vita e non-vita, e i riferimenti a questo tema, attraverso citazioni del Lago dei cigni e della Waste Land di Eliot, si fanno sempre più insistiti, fino a risultare continuamente replicati. Ed è forse nella reiterazione la chiave dello spettacolo: rendendo più lento il ritmo della coreografia, la Beltrami intensifica la plasticità della messinscena e il coinvolgimento dello spettatore. Le emozioni acquistano forza diventando qualcosa di vivo: esseri che, alla fine, hanno anche raccontato se stessi.

 

Io sono il bianco del nero, di Susanna Beltrami, visto presso DanceHaus

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