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Lecavalier, danza rock

January 25, 2018

#recensione

 

É ottobre e al teatro Elfo Puccini va in scena la XXXI edizione del festival MilanOltre.

 

Louise Lecavalier, nota artista canadese che trovò grandissimo successo tra gli anni Ottanta e Novanta grazie a collaborazioni con personaggi del calibro di David Bowie, porta in scena due creazioni di cui è anche interprete: Battleground (2016) e So Blue (2012). In platea si respira il calore del pubblico pronto ad accoglierla, quasi fosse una rockstar. Il palco aperto mostra una scena semplice ma ben organizzata. Lo spazio nero è interrotto da bande bianche e da luci geometriche, all’interno delle quali la performer danza ininterrottamente per un’ora. Nata nel 1958, Lecavalier sembra una vigorosa ventenne, piena di forze, energie e voglia di esprimersi: una platinata fiammella, animata da un forte ardore interiore, che si muove per il palco. Isola tutte le parti del corpo in un flusso frenetico e primordiale mostrandoci la sua estrema dinamicità. In entrambe le piéce, la qualità del suo movimento viene ulteriormente valorizzata dall’ingresso di un partner maschile (Robert Abodu per Battleground e Frédéric Tavernini per So Blue) con il quale inizia un’esplosione di contrapposizioni: lei, gracile e focosamente segmentaria; lui, un marcantonio sinuoso come il fluire dell’acqua. Il moto continua incessantemente e il ritmo diventa sempre più serrato, ma nonostante il suo virtuosismo non sia prettamente estetico, questa voglia di mostrarsi lascia poco spazio all’immaginazione. Il fil rouge che lega le due performance pare essere il corpo portato all’estremo. Il rischio è quello di cadere in una dimostrazione di atleticità, rendendo difficile la comunicazione. Lo spettatore dispone di pochi minuti per potersi abbandonare completamente alle sensazioni. Questa intima pausa ci mette in comunicazione con la sfera personale dell’artista, le luci si scaldano e si abbassano concentrandosi su di lei. Veniamo ipnotizzati dalle sue movenze. Perdiamo le coordinate di spazio-tempo, poi, tutto si riaccende. Il pubblico è in visibilio ma, nonostante il quarto d’ora d’applausi, questo apparente esibizionismo lascia una domanda: il teatro non dovrebbe forse essere lo scrigno delle nostre emozioni, suggestioni e provocazioni?

 

So Blue e Battleground, di Louise Lecavalier, visto al Teatro Elfo Puccini, festival MilanOltre

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