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Uno sguardo, un’intuizione

March 15, 2018

#intervista

 

Tre domande a Marigia Maggipinto.

Come si svolgono le sue lezioni e cosa cerca di trasmettere ai danzatori che le frequentano?
Ogni mia lezione si divide in due parti. La prima comprende la tecnica, quella che ho imparato da Pina Bausch e dai suoi maestri: avendo avuto la fortuna di lavorare con alcuni di loro sento che trasmettere alle generazioni future queste tecniche codificate con tanto studio, amore e passione sia quasi una missione. La seconda riguarda invece la ricerca sul corpo: trovo temi ed esercizi che tirino fuori la ‘persona’ dalla persona. È la parte più ‘emozionale’ del mio lavoro e mi piace sempre esplorarla sia con i danzatori sia con tutti coloro che si dedicano a indagare la fisicità.

Qual è stato il suo percorso artistico e perché ha scelto la strada del teatrodanza?

La mia formazione si è sempre divisa tra pittura e danza. Ho studiato al liceo artistico e poi all’Accademia delle Belle Arti: le arti grafiche e pittoriche sono sempre state ‘di casa’! Parallelamente però ho sempre danzato: ho iniziato quando avevo sette anni e non ho mai smesso. All’inizio ho fatto danza classica, poi ho sperimentato diverse tecniche di contemporanea da José Limon, Merce Cunningham, Martha Graham, Alwin Nikolais, fino a quando non ho trovato quella che meglio esprimeva la mia creatività e soddisfava le mie necessità artistiche. È come quando si sceglie un vestito: lo si prova, si vede se ci piace il colore e la lunghezza, poi, se quando lo si indossa ci si sente a proprio agio, lo si tiene; in caso contrario conviene provare qualcos’altro fino a quando non si trova quello che calza a pennello. Questo è ciò che è successo a me con il teatrodanza. Quando ho visto per la prima volta uno spettacolo di Pina mi sono innamorata e ho deciso che volevo assolutamente avere questa esperienza nella mia vita. È stata una strada lunga, ma alla fine ci sono riuscita!

Che cosa ricorda in particolare del primo incontro con Pina Bausch?

Il primo incontro è stato un eye contact al Teatro Argentina di Roma. All’epoca ero solo una studentessa, non avevo nemmeno i soldi per il biglietto dello spettacolo di Pina, quindi mi imbucai entrando dall’ingresso degli artisti e riuscii ad assistere alla rappresentazione dalla platea. Ero felicissima! Quando lo spettacolo terminò, tornai verso l’ingresso dei danzatori perché volevo avere informazioni su come fare per avere un’audizione. In quel momento Pina stava uscendo e i nostri sguardi si sono incrociati: fu un contatto visivo molto intenso, come se ci fossimo già conosciute; mi ha guardata come se avesse avuto un’intuizione. Dopo qualche mese ero a Wuppertal a fare l’audizione.

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