Hearing: interrogatorio alla realtà



#recensione

“Salam!”. È un saluto in lingua fārsī la prima parola che Mahin Sadri, interprete di Hearing del regista Amir Reza Koohestani, pronuncia dopo essere entrata sul palcoscenico della Triennale Teatro. Quasi immediatamente, inizia a rispondere a domande che non possiamo sentire, quesiti di un interlocutore invisibile. All’interrogatorio si aggiunge un’altra figura femminile (Ainaz Azarhoush), poi, dopo molto discutere, arriva l’audio e un riflettore mostra l’origine del suono: l’inquisitrice è seduta tra il pubblico, è una di noi. La questione del dibattere riguarda una vicenda che ha avuto luogo in un dormitorio femminile di un’università iraniana, spazio inviolabile e protetto, o che così sarebbe dovuto restare. Durante la notte di capodanno una delle studentesse riesce a introdurre un ragazzo nella sua stanza e un’altra, dopo averli scoperti, riferisce il fatto alla guardiana della struttura, unica, in teoria, a possedere le chiavi. Le stesse domande, lo stesso dialogo, sono ripetuti più e più volte. La dolcezza e la musicalità della lingua sono in contrasto con il clima di tensione e paura crescenti che man mano prende piede. Ognuna di loro ha una colpa da espiare e punti di vista differenti: prospettive individuali e tentativi di salvare se stesse e il proprio futuro da un sistema rigido e coercitivo. Nel corso del racconto i confini iniziano a confondersi, le identità si mescolano così come la cronologia dei fatti. Sul fondale viene proiettato il punto di vista di una delle ragazze, attraverso una telecamera che sembra essere i suoi occhi: il reale inizia a confondersi con il virtuale, il vero con l’immaginario, il passato con il presente, ciò che avviene sul palcoscenico con ciò che avviene attorno a esso. Chiunque può avere ragione, chiunque può avere torto. Il ragazzo ‘infiltrato’ era davvero presente o è stata solo un’allucinazione? La narrazione di Koohestani gioca con intelligenza su una realtà fallibile, congetturale, in balia dell’interpretazione, di chi guarda. Un modo di raccontare l’ipocrisia, la sopraffazione reciproca e le conseguenze (private e pubbliche) che caratterizzano un regime autoritario.


Birdie di Agrupación Señor Serrano, visto presso Triennale Teatro dell’Arte

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