
EURASIA DANCE PROJECT INTERNATIONAL NETWORK
STEFANO FARDELLI
EurAsia Dance Project – International Network, diretto da Stefano Fardelli, è uno dei più grandi network di danza al mondo, con oltre 25 istituzioni partner distribuite tra Europa, Asia, Medio Oriente, Africa, Nord e Sud America.
Il network combina arte, diritti umani, educazione e tutela del patrimonio culturale in un unico grande progetto, e offre ai giovani danzatori e coreografi residenze artistiche, incontri, spettacoli e opportunità professionali nella danza ai massimi livelli della scena internazionale.
Parte integrante del Network sono l’EurAsia Dance Company (E.D.C.), compagnia di danza ufficiale composta dai danzatori EurAsia e dai danzatori selezionati nei cinque continenti attraverso le Audizioni EurAsia , e il Repertorio EurAsia, composto da 17 opere di Stefano Fardelli, ispirate alle culture incontrate durante le tournée internazionali.
STEFANO FARDELLI
DIRETTORE ARTISTICO

Stefano Fardelli è danzatore e coreografo di Genova, direttore artistico della rete internazionale EurAsia Dance Project International Network con 15 EurAsia Partners tra Europa, Asia, Medio Oriente, Africa ed America. Tra le sue collaborazioni più importanti: Opera di Berlino, BBC di Londra, The Place di Londra, Opera Reale Finlandese, Les Gens D´Uterpan di Parigi, English National Opera di Londra, Cie Twain di Roma ed altri. In Europa i suoi progetti artistici sono prodotti da PinDoc e DANCEHAUSpiú. Nel resto del mondo è supportato dall'Istituto Italiano di Cultura e dall'Ambasciata Italiana. Insegna tecniche di danza contemporanea per accademie di danza, festival, teatri, centri professionali e compagnie internazionali. Dal 2015 è docente e coreografo ospite presso università d’arte, accademie professionali, compagnie, teatri, festival e programmi post-laurea nei cinque continenti, tra cui The Place di Londra nel Regno Unito, l’Università delle Arti ISI di Denpasar in Indonesia e molte altre. Nel 2010 è stato selezionato dal Ministero della Gioventù tra i talenti italiani destinati a rappresentare l’Italia nel mondo.

COREOGRAFIA| Stefano Fardelli
DANZATORI EurAsia | Marco Hernandez (Messico), Jesus Rea (Bolivia), Tejaswini Loundo (India)
VERSIONI | assolo, duetto o trio
ASSISTENTE ALLE PROVE | Tavishi Pownikar (India)
MUSICA | Sync Inter di Alva Noto – Epilogue di Alva Noto – Flujo Cuenquito
COSTUMI | Marco Hernandez | De La Croix (Messico)
ARTISTA VISIVO | Matteo Bittante (Italia)
INSTALLAZIONE | installazione in carta
durata 30'



MAYA
MAYA
MAYA non vuole essere collegata all’antica civiltà americana, ma MAYA è una parola sanscrita utilizzata nelle culture asiatiche per indicare il concetto religioso e filosofico indiano di “illusione cosmica”, che abbraccia l’intero mondo non esistente e illusorio, in contrapposizione all’unica realtà riconosciuta, chiamata Atman.
Il lavoro è ispirato e dedicato a tutte quelle persone costrette a vivere una seconda vita, nascosta agli occhi della società e delle sue regole “ufficialmente riconosciute”, dietro il sipario delle loro vite private, in una condizione costante di paura, solitudine, incomprensione e frustrazione. Attraverso lo studio di alcune danze tradizionali specifiche, originarie di determinati Paesi, e di alcune danze che in passato venivano eseguite esclusivamente da donne in momenti di intrattenimento destinati agli uomini, i danzatori della Compagnia hanno acquisito gli elementi tecnici di queste pratiche, le loro qualità, i ritmi, i linguaggi corporei, i simbolismi e la ritualità dei movimenti, per poi rielaborare il tutto e creare nuove sequenze di movimento che danno vita a questa nuova creazione. Il lavoro rimane volutamente astratto, nel codice, nella forma e nella drammaturgia, lontano da qualsiasi forma di giudizio o commento sul tema vasto e delicato scelto.
L’interessante processo di “traduzione” e “trasformazione” degli elementi di base delle tecniche tradizionali analizzate offre inoltre la possibilità di sperimentare e ipotizzare quale sarebbe potuta essere la loro evoluzione o quale potrebbe essere in futuro, dando così origine a una forma evoluta degli stessi movimenti, ma osservata e sviluppata da una prospettiva contemporanea.

OMMANIPADMEHUM




Ph Salvatore Lazzaro e Antonino Dimondo
COREOGRAFIA | Stefano Fardelli
DANZATORI | Umberto Gesi (Italia), Tejaswini Loundo (India), Marco Hernandez (Messico), Jesus Rea (Bolivia)
MUSICA ORIGINALE | Francesco Ziello
MUSICHE | 10 Preludi op. 23 di Sergej Rachmaninov; Concerto per violoncello e archi di Dobrinka Tabakova; Il clavicembalo ben temperato, Libro I di Johann Sebastian Bach; Such Different Paths di Dobrinka Tabakova
ASSISENTE ALLE PROVE | Jesus Rea
COSTUMISTA | Marco Hernandez | De La Croix
VIDEO | Salvatore Lazzaro
ARTISTA VISIVO | Matteo Bittante
FOTOGRAFIA | Salvatore Lazzaro e Antonino Dimondo
durata 35'
OM-MANI-PADME-HUM, che in sanscrito significa letteralmente “onorare il gioiello del loto”, si concentra sulla storia e sui rituali dei buddhisti tibetani dell’Ordine del Cappello Giallo, con particolare attenzione alla loro connessione con i monaci Shaolin e, di conseguenza, allo studio del loro addestramento. Gli incontri con i monaci buddhisti e con gli studenti di arti marziali, così come lo studio delle loro pratiche e delle loro cerimonie, costituiscono il fondamento della coreografia. Quando la campana inizia a suonare, il rito ha inizio: i danzatori entrano in quello che potrebbe essere un tempio e ci conducono in un’altra dimensione e in un altro luogo, accompagnati dalla musica originale di Francesco Ziello.
Cappelli, mantelli, un simbolo solare del divino e l’oro dei templi vengono spesso resi astratti attraverso un uso architettonico e asettico dello spazio e grazie a musiche per archi o orchestrali che creano contrasti tra immagini orientali e sonorità occidentali.
A conclusione, un cast multiculturale traduce i movimenti dei monaci Shaolin con sfumature differenti, che rivelano le origini dei vari danzatori e quindi una qualità del movimento legata alle danze tradizionali dei performer, le quali influenzano e danno carattere all’intera creazione.
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