EURASIA DANCE PROJECT INTERNATIONAL NETWORK
STEFANO FARDELLI
EurAsia Dance Project – International Network, diretto da Stefano Fardelli, è uno dei più grandi network di danza al mondo, con oltre 25 istituzioni partner distribuite tra Europa, Asia, Medio Oriente, Africa, Nord e Sud America.
Il network combina arte, diritti umani, educazione e tutela del patrimonio culturale in un unico grande progetto, e offre ai giovani danzatori e coreografi residenze artistiche, incontri, spettacoli e opportunità professionali nella danza ai massimi livelli della scena internazionale.
Parte integrante del Network sono l’EurAsia Dance Company (E.D.C.), compagnia di danza ufficiale composta dai danzatori EurAsia e dai danzatori selezionati nei cinque continenti attraverso le Audizioni EurAsia , e il Repertorio EurAsia, composto da 17 opere di Stefano Fardelli, ispirate alle culture incontrate durante le tournée internazionali.
STEFANO FARDELLI
DIRETTORE ARTISTICO

Coreografo, insegnante e fondatore, nonché direttore artistico, dell’EurAsia Dance Project International Network ETS, realtà internazionale attiva in oltre 25 Paesi nei cinque continenti. Dal 2020 è responsabile dell’organizzazione del dipartimento di danza contemporanea di DanceHaus Milano.
Diplomatosi nel 2004 all’Accademia Susanna Belteami, ha sviluppato una carriera internazionale collaborando con prestigiose istituzioni e realtà artistiche, tra cui Berlin Opera, BBC, Royal Finland Opera, English National Opera, DV8 Physical Theatre e Roberto Bolle.
Il suo repertorio e la E.D.C. – EurAsia Dance Company, sono sostenuti da DANCEHAUSpiù, dall’Ambasciata Italiana, dai Consolati Generali d’Italia, dagli Istituti Italiani di Cultura, dalla Delegazione Generale Wallonie-Bruxelles e da tutti i Partner EurAsia nel mondo. Nel 2010 è stato selezionato dal Ministero della Gioventù tra i talenti italiani destinati a rappresentare l’Italia nel mondo. Nel 2023 è stato selezionato dal Ministero degli Affari Esteri come candidato alla direzione dell’Istituto Italiano di Cultura di Delhi, in qualità di “chiara fama”.
MAYA

COREOGRAFIA| Stefano Fardelli
DANZATORI EurAsia | Marco Hernandez (Messico), Jesus Rea (Bolivia), Tejaswini Loundo (India)
VERSIONI | assolo, duetto o trio
ASSISTENTE ALLE PROVE | Tavishi Pownikar (India)
MUSICA | Sync Inter di Alva Noto – Epilogue di Alva Noto – Flujo Cuenquito
COSTUMI | Marco Hernandez | De La Croix (Messico)
ARTISTA VISIVO | Matteo Bittante (Italia)
INSTALLAZIONE | installazione in carta
durata 30'



MAYA non vuole essere collegata all’antica civiltà americana, ma MAYA è una parola sanscrita utilizzata nelle culture asiatiche per indicare il concetto religioso e filosofico indiano di “illusione cosmica”, che abbraccia l’intero mondo non esistente e illusorio, in contrapposizione all’unica realtà riconosciuta, chiamata Atman.
Il lavoro è ispirato e dedicato a tutte quelle persone costrette a vivere una seconda vita, nascosta agli occhi della società e delle sue regole “ufficialmente riconosciute”, dietro il sipario delle loro vite private, in una condizione costante di paura, solitudine, incomprensione e frustrazione. Attraverso lo studio di alcune danze tradizionali specifiche, originarie di determinati Paesi, e di alcune danze che in passato venivano eseguite esclusivamente da donne in momenti di intrattenimento destinati agli uomini, i danzatori della Compagnia hanno acquisito gli elementi tecnici di queste pratiche, le loro qualità, i ritmi, i linguaggi corporei, i simbolismi e la ritualità dei movimenti, per poi rielaborare il tutto e creare nuove sequenze di movimento che danno vita a questa nuova creazione. Il lavoro rimane volutamente astratto, nel codice, nella forma e nella drammaturgia, lontano da qualsiasi forma di giudizio o commento sul tema vasto e delicato scelto.
L’interessante processo di “traduzione” e “trasformazione” degli elementi di base delle tecniche tradizionali analizzate offre inoltre la possibilità di sperimentare e ipotizzare quale sarebbe potuta essere la loro evoluzione o quale potrebbe essere in futuro, dando così origine a una forma evoluta degli stessi movimenti, ma osservata e sviluppata da una prospettiva contemporanea.
OMMANIPADMEHUM

COREOGRAFIA | Stefano Fardelli
DANZATORI | Umberto Gesi (Italia), Tejaswini Loundo (India), Marco Hernandez (Messico), Jesus Rea (Bolivia)
MUSICA ORIGINALE | Francesco Ziello
MUSICHE | 10 Preludi op. 23 di Sergej Rachmaninov; Concerto per violoncello e archi di Dobrinka Tabakova; Il clavicembalo ben temperato, Libro I di Johann Sebastian Bach; Such Different Paths di Dobrinka Tabakova
ASSISENTE ALLE PROVE | Jesus Rea
COSTUMISTA | Marco Hernandez | De La Croix
VIDEO | Salvatore Lazzaro
ARTISTA VISIVO | Matteo Bittante
FOTOGRAFIA | Salvatore Lazzaro e Antonino Dimondo
durata 35'
Ph Salvatore Lazzaro e Antonino Dimondo




OM-MANI-PADME-HUM, che in sanscrito significa letteralmente “onorare il gioiello del loto”, si concentra sulla storia e sui rituali dei buddhisti tibetani dell’Ordine del Cappello Giallo, con particolare attenzione alla loro connessione con i monaci Shaolin e, di conseguenza, allo studio del loro addestramento. Gli incontri con i monaci buddhisti e con gli studenti di arti marziali, così come lo studio delle loro pratiche e delle loro cerimonie, costituiscono il fondamento della coreografia. Quando la campana inizia a suonare, il rito ha inizio: i danzatori entrano in quello che potrebbe essere un tempio e ci conducono in un’altra dimensione e in un altro luogo, accompagnati dalla musica originale di Francesco Ziello.
Cappelli, mantelli, un simbolo solare del divino e l’oro dei templi vengono spesso resi astratti attraverso un uso architettonico e asettico dello spazio e grazie a musiche per archi o orchestrali che creano contrasti tra immagini orientali e sonorità occidentali.
A conclusione, un cast multiculturale traduce i movimenti dei monaci Shaolin con sfumature differenti, che rivelano le origini dei vari danzatori e quindi una qualità del movimento legata alle danze tradizionali dei performer, le quali influenzano e danno carattere all’intera creazione.
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