
ALESSANDRO FLORIO & MAKSYM PETRASHCHUK
Nell'ambito del progetto #YoungDreamers
Alessandro Florio (2004) è un danzatore formato al Liceo Coreutico Pina Bausch di Busto Arsizio, dove si diploma nel 2023. Prosegue la sua formazione all’Accademia Susanna Beltrami di Milano, specializzandosi in danza contemporanea, teatro fisico e composizione coreografica.
Tra le esperienze più rilevanti figurano collaborazioni con Luciana Savignano e Oriella Dorella, la partecipazione al Berlin Boylesque Festival e la presenza nel videoclip Made in Italy di Rosa Chemical per il Festival di Sanremo 2023. Negli anni 2025 e 2026 lavora con diversi coreografi e artisti della scena contemporanea.
Maksym Petrashchuk (2003) è un giovane danzatore e coreografo ucraino. Dopo gli studi in danza popolare nel suo Paese, si trasferisce in Italia nel 2018, dove si forma al Liceo Coreutico Candiani Bausch e successivamente all’Accademia Susanna Beltrami di Milano. Durante il suo percorso approfondisce la creazione coreografica lavorando con diversi coreografi contemporanei.
Ha preso parte a produzioni e contesti performativi rilevanti, tra cui Bromantica (2025) di Matteo Bittante, il programma televisivo Zelig (2026) e il BAM Spirit Festival (2026). Ha inoltre collaborato in produzioni video con importanti interpreti della danza italiana e partecipato a eventi e tournée, tra cui Azimut Yachts e il Circo Maya Orfei.

MAN
DI | Alessandro Florio e Maksym Petrashchuk
PRODUZIONE | DANCEHAUSpiù 2026
Questo progetto è stato selezionato dalla direzione artistica di DANCEHAUSpiù tra i lavori più meritevoli dei diplomandi all’Accademia Susanna Beltrami.
Nato da una prima fase di sperimentazione durante il percorso accademico, ha proseguito il proprio sviluppo artistico con DANCEHAUSpiù attraverso una ricerca che ha portato alla creazione dello spettacolo.
Cosa significa essere uomo oggi?
MAN attraversa la costruzione della mascolinità tra modelli storici e immaginari contemporanei, mettendo in discussione stereotipi legati a forza, dominio e controllo.
Ispirandosi a pratiche sportive, posture di potere e codici culturali radicati, il lavoro disarticola l’idea di “uomo” come identità fissa, aprendo a una dimensione più fluida, vulnerabile e plurale. Tra tensione fisica e trasformazione, i corpi attraversano e riscrivono i codici della virilità, interrogando ciò che resta e ciò che può ancora diventare.
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