SARA ARIOTTI

Sara Ariotti è una danzatrice contemporanea freelance, che, dopo gli studi presso i programmi professionali Studio XL contemporary, a Reggio Emilia; NOHA - Nation of Human Art, di danze urbane e Nuova X presso n.o.d. a Torino, ha intrapreso la sua carriera professionale nel 2022 con la compagnia project based IVONA di Pablo Girolami, con cui continua attualmente a performare nelle produzioni "Migration", "RER", "Selective Breeding" e "Brucia Prigione Brucia". Dal 2023 entra anche a far parte della compagnia di urban fusion DACRU dance company, di Marisa Ragazzo ed Omid Ighani, in occasione del riadattamento della produzione "PEOPLE [the poetry of immaterial things]".
Recentemente ha iniziato a lavorare su progetti personali e collettivi, sviluppando le sue capacità artistiche, esplorando il suo movimento in connessione con diverse discipline, con spazi site specific e con le arti visive. Sviluppa un breve videodanza “A SAMPLED DANCE”, in collaborazione con la video maker Floriana Corpina, e prendendo parte come interprete, co-autrice e membro del collettivo HUM, insieme a Beatrice Foglia, Aurora Sbailò, Anya Pozza e Kyda Pozza, nelle produzioni "Relazioni (In)stabili tra muri", "BACO" e "Materia Prima" (per Altromercato).
MISSHAPEN

Di e con Sara Ariotti
Con il supporto di DANCEHAUSpiù / YoungDreamers 2025




Il progetto nasce da un'esigenza intima e personale dell'autrice che si focalizza sulle mutazioni del corpo umano e su come esso venga costantemente modellato da stati fisici ed emotivi. L'idea centrale è rappresentare in scena un corpo che si trasforma e si deforma, esplorando le proprie sfaccettature attraverso emozioni e sensazioni che si alternano in momenti di silenzio e movimento in armonia con la musica. Il corpo è visto come in continua ricerca della propria identità, osservandosi e studiandosi, trovandosi solo, o non trovandosi più. Parallelamente, l'autrice sta sviluppando una ricerca artistica che si esprime attraverso disegni di corpi femminili, in posture asimmetriche e scomposte. Il progetto mira a dare vita a questi disegni, animando i corpi mutevoli tramite il movimento in un dialogo tra il corpo fisico e le sue rappresentazioni. Il titolo scelto per la performance, "Misshapen", richiama l'idea di deformità e il legame con la figura femminile, simbolizzata dall'appellativo "miss". L'intento è di esplorare, attraverso un movimento lento e consapevole, il passaggio tra diverse forme del corpo, interagendo con la propria ombra e il proprio riflesso. Il progetto si sviluppa come un viaggio intimo, un corpo in continua ricerca delle varie forme che può assumere, tra bellezza, bruttezza e grottesco, per giungere a una comprensione profonda di sé.
FRANCESCO VALLI E LUIS MIGUEL

Francesco Valli, 23 anni, nato a Bergamo nel 2001. Prima frequenta ambienti di terzo teatro e teatro sociale a Bergamo, dove scopre l’arte dei trampoli e poi approfondisce la tecnica della danza e della coreografia iniziando il percorso accademico in Paolo Grassi a Milano. Durante il percorso accademico e lavorativo ha incontrato diversi artisti nella Danza (Camilla Monga, Paola Lattanzi, Compagnia MK) e nel Teatro (Teatro dei Venti e Teatro Chapati) che stimolano in lui il tentativo di trovare dei punti di contatto tra la forza emotiva della disciplina teatrale e l’espressione corporea tipica della danza. Affascinato dall’interesse condiviso con Marco Nespoli verso le tradizioni della loro terra e da una intesa lavorativa con Luís Nuñez, ha deciso di intraprendere questo percorso cimentandosi in un progetto personale, allo scopo di sviluppare un nuovo linguaggio e trattare il tema, a lui caro, delle tradizioni rurali della terra bergamasca, a cui sente di appartenere.
Zima Luís Núñez, 23 anni e viene da Trento. La sua avventura nel mondo della danza è iniziata molto presto, esplorando vari stili come la danza contemporanea, l’hip hop, l’acrobatica e le discipline aeree. Questa passione lo ha portato a scoprire un interesse ancora più profondo nel creare coreografie. Negli ultimi anni, ha avuto l’opportunità di collaborare come assistente in produzioni di rilievo, come In Flash and Blood, un progetto finlandese andato in scena lo scorso febbraio, e Riflessi di Laura Ziccardi, un progetto italiano che calca il palcoscenico da due anni. Queste esperienze lo hanno ispirato a intraprendere un percorso più personale: insieme a Francesco Valli ha deciso di dare vita a un progetto nato dal desiderio condiviso di esplorare nuove possibilità creative.
SELVADECH

Di e con Francesco Valli e Luis Miguel
Drammaturg e testi Marco Nespoli
Musiche Raffaello Basiglio
Testi Marco Nespoli
Voce di Giorgio della Vite
Scenografie di Enzo Mologni
Con il supporto di DANCEHAUSpiù / YoungDreamers 2025




Il progetto nasce dal tentativo di riportare in un contesto più contemporaneo una narrazione e un modo di fare spettacolo tipico dell’arte popolare e di strada, usando come linguaggi il partnering, l’acrobatica e i trampoli. Il pezzo si pone non solo l’obiettivo linguistico di trovare un dialogo tra i trampoli e l’acrobatica, ma anche di ricercare un punto di incontro tra la cultura popolare, con i suoi spettacoli e le sue rappresentazioni e un impianto teatrale, mettendo in comunicazione due modi dell’andare in scena spesso distanti tra loro.
"La ricerca ci ha portato ad entrare in contatto con varie realtà della tradizione bergamasca recuperando modi e costumi, e lavorando sulla creazione di uno spettacolo in grado di evocare quel tipo di immaginario, per poi riportarlo attraverso la danza contemporanea".
È stato avviato un lavoro di ricerca su un materiale folklorico per sviluppare il racconto, con il supporto di un giovane storico bergamasco, Marco Nespoli, dramaturg del progetto. Grazie al suo coinvolgimento, sono stati stabiliti contatti con esperti, tra cui Giorgio della Vite, fotografo con oltre 50 anni di esperienza nella documentazione dei carnevali arcaici delle Alpi. Inoltre, sono stati coinvolti membri delle comunità di Val Torta e Ardesio per un confronto diretto con coloro che ancora oggi interpretano questi carnevali.
ROSANNA SPOLSINO

Rosanna Spolsino, classe 2003, è una danzatrice e aspirante coreografa. Ha iniziato a studiare danza da piccola, proseguendo con una formazione professionale presso l’Accademia ArteSpettacolo e diplomandosi come danzatrice professionista presso Dancehaus-Accademia Susanna Beltrami a Milano. La sua formazione è molto variegata, comprendendo danza classica, contemporanea, moderna, tecnica Cunningham, floorwork e teatro danza. Ha anche studiato recitazione, frequentando corsi di teatro e cinematografia. Ha partecipato a numerosi workshop, tra cui la Scapino Ballet Rotterdam summer creative e il NUNES/FLOCK creation program. Ha lavorato in diverse produzioni, come “Crash” con la compagnia greca Dagipoli e “Forest-the green code” con la direzione artistica di Susanna Beltrami. Nel 2024 ha coreografato “Sisifo,” presentato al FIND Festival.
SAUDADE

Di e con Rosanna Spolsino
Con il supporto di DANCEHAUSpiù / YoungDreamers 2025




La parola "saudade" deriva dal portoghese "soledade" e dal latino "solitas", ed è un concetto complesso che racchiude sensazioni di malinconia, rimpianto, e il desiderio di qualcosa di assente in quanto perduto o non ancora raggiunto. Si esprime come un ricordo nostalgico mescolato al desiderio di riviverlo, ed è un intreccio tra il passato e il futuro. La saudade, quindi, è una sintesi di desiderio e dolore, che ci invita a trasformare la sofferenza in ricordi amabili, mantenendo viva la speranza e il desiderio.
Nel contesto di un assolo, l’autrice intende esprimere la propria saudade, ispirandosi a vecchie cassette video della sua famiglia, che rappresentano il legame emotivo con essa. La famiglia è un nucleo che, nella maggior parte dei casi, rappresenta la nostra prima casa emotiva. Seppur fonte di stabilità, può diventare anche motivo di dolore a causa di separazioni, perdite o cambiamenti nel dinamismo familiare. La saudade in questo caso non è solo nostalgia di momenti felici, ma anche espressione di ferite non guarite e desiderio di colmare vuoti irrecuperabili. La saudade familiare diventa, quindi, anche riconciliazione, cercando di riparare ciò che è stato frantumato e accettando che alcune cose non torneranno come prima.
Infine, c'è un aspetto di crescita e di trasformazione che la saudade porta con sé. La separazione e la distanza emotiva, pur dolorose, sono opportunità di maturazione che spingono a rivalutare il proprio posto nel mondo e i legami con gli altri. La saudade familiare, quindi, non è solo rammarico per il passato, ma anche un'opportunità di rielaborazione che ci permette di imparare a vivere con l'assenza e di trovare nuovi modi per onorare legami che, seppur cambiati, restano parte di noi.
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